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Giochi per bambini con paralisi celebrale infantile

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La Paralisi cerebrale infantile

giochi-bamibini-paralisi-celebrale-infantileLa Paralisi cerebrale infantile è la malattia neuromotoria più frequente in età pediatrica. Dovuta a un danno irreversibile ma non progressivo del sistema nervoso centrale per cause differenti (come un’emorragia o un’ischemia), ha ripercussioni specialmente sul sistema muscolo scheletrico, che progrediscono e peggiorano durante tutta la vita e specialmente durante il periodo di crescita del bambino e che possono essere associate a problemi intellettivi.

Solo un approccio multidisciplinare e la definizione di strategie terapeutiche mirate e condivise dai vari specialisti coinvolti possono aiutare a migliorare la qualità di vita di questi bambini.

Il disturbo è definito persistente in quanto la lesione a carico del cervello non è suscettibile di guarigione in senso stretto, ma la patologia non tende al peggioramento spontaneo perché la lesione stessa, sostituita da lesione cicatriziale, non va incontro a fenomeni degenerativi.

La Paralisi cerebrale infantile comprende un gruppo di disordini che determinano problemi motori ma le manifestazioni della malattia non sono fisse, perché i sintomi mutano nel corso del tempo e possono beneficiare di un trattamento riabilitativo o, nei casi più gravi, chirurgico.

Ci sono diversi tipi di  paralisi cerebrale:

  • paralisi cerebrale spastica
  • paralisi cerebrale discinetica
  • paralisi cerebrale atassica
  • paralisi cerebrale ipotonica
  • paralisi cerebrale mista

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Trattamento paralisi celebrale nei bambini

 

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Non esiste un trattamento specifico e univoco per tutte le forme di paralisi cerebrale infantile, sebbene esistano attualmente un gran numero di metodiche riabilitative, spesso utilizzate in modo stereotipato e acritico. Alcuni di questi approcci (es. il metodo Bobath), validati dalla comunità scientifica, possono risultare di una certa utilità se inseriti in un progetto terapeutico globale; altri (es. il metodo Doman), privi di riscontri di efficacia e spesso impostati sulla ripetizione intensiva di esercizi passivi, rischiano di danneggiare le potenzialità residue di sviluppo del soggetto. Il progetto riabilitativo deve quindi necessariamente essere individualizzato e costantemente sottoposto al vaglio critico di professionisti esperti della ‘storia naturale’ della malattia per evitare l’applicazione di schemi rigidi e ripetitivi non in sintonia con il percorso di cambiamento del soggetto. E’ infatti opportuno evitare la rincorsa affannosa e inutile di una “normalità” estetica e funzionale del movimento, concentrando piuttosto l’intervento sull’interpretazione delle strategie di adattamento messe in atto dall’individuo. Occorre ricordare che il soggetto con paralisi cerebrale infantile ha subito un danno più o meno esteso dei propri sistemi di elaborazione degli input percettivi e degli output motori. Egli è pertanto in grado di apprendere come sfruttare le proprie capacità residue, ma non è in grado di apprendere la “normalità”, cioè di utilizzare spontaneamente e automaticamente gli schemi motori fluidi e complessi tipici di un sistema nervoso centrale intatto.

Un progetto riabilitativo globale deve anche prevedere il coinvolgimento attivo della famiglia del soggetto con PCI, predisponendo periodici colloqui di sostegno psicologico e favorendo la partecipazione dell’intero nucleo familiare alle scelte terapeutiche.

Attualmente la presa in carico riabilitativa multidisciplinare si avvale dei seguenti strumenti:

– l’esercizio terapeutico in sede ambulatoriale,

– la chirurgia funzionale ortopedica e neurologica,

– i farmaci inibitori della spasticità (es. la tossina botulinica),

– gli ausili

 

 

Che incidenza ha la Paralisi cerebrale infantile?

La Paralisi cerebrale infantile colpisce un bambino ogni 500 nati. Oggi in Italia sono  50.000 i bambini affetti da questa patologia. L’incidenza è più elevata nei bambini nati prematuri (in particolare sotto le 32 settimane di età gestazionale) e nei neonati di peso inferiore ai 1.500 grammi.

Questi bambini presentano una maggiore probabilità di andare incontro a fenomeni di alterazione prolungata del flusso cerebrale a causa dell’immaturità dei loro sistemi di regolazione fisiologica.

 

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